L'opinione del mare

   Perché il mare ne ha. E tu?

 



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'Na (Voce) 'na chitara e un po' de (Lello)
Alessio Brugnoli
Andrea Garbin, amico recente e molto decente
Atelier, quando i poeti cuciono i bei versi
Creonte, ovvero D'Annunzio che si guarda allo specchio
Davide Malesi, un poeta che è stato licenziato
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mercoledì, 28 dicembre 2005
 

BACHECA NUMERO DODICI

 

Mi sentivo buttata in te

come una pianta nella terra

mi fermavo al tatto di brevi scosse

avevo intercettato grattacieli d'aria

sguardi spaventati come code

avvolgevi anche me.

 

Era la prima volta che toglievo

le mani dalle ombre

una cosa infantile ...

Un getto d'acqua spinge

non posso più rimanere.

Il mio cuore non batte i pugni quando piange

è un piccolo fagotto di cane.

FRANCESCA SERRAGNOLI - "Il fianco dove appoggiare un figlio" - Pref.di Giovanna Sicari - RE ENZO Editrice - pp.60 - Ediz. 2003

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martedì, 27 dicembre 2005
 

AVVISO : SI AVVERTONO I FREQUENTATORI DI QUESTO BLOG CHE LA BACHECA POETICA, A PARTIRE DAL PRIMO GENNAIO 2006, SI TRASFERIRA' SUL BLOG "LA COSTRUZIONE DEL VERSO & ALTRE COSE". QUESTO SPAZIO RIMARRA' INATTIVO PER CIRCA DUE MESI, OVVERO FINO AL GIORNO IN CUI SULLA "COSTRUZIONE" RICOMINCERANNO LE CONSUETE RUBRICHE. DA QUELLA DATA IN POI, LA BACHECA TORNERA' REGOLARMENTE SU "L'OPINIONE DEL MARE".

GRAZIE A TUTTI PER IL TEMPO DEDICATO A QUEST'ANGOLO DI POESIA.

DOMANI VERRA' POSTATA LA BACHECA NUMERO DODICI

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giovedì, 22 dicembre 2005
 

BACHECA NUMERO UNDICI


"Sulla morte senza esagerare"

Non si intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzioni di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d'un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
nel suo gravoso lavoro.

La cattiva volontà non basta
e anche il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.

Chi ne afferma l'onnipotenza,
egli stesso è la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.

Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

WISLAWA  SZYMBORSKA - "25 poesie" - I Miti Mondadori - pp.63

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giovedì, 15 dicembre 2005
 

BACHECA NUMERO DIECI


                                                    (Eva)


Oh non così,
       non come vecchio padre incestuoso,
ti prego non toccarmi,
non penetrarmi
              d'astuzia e di sorpresa
nel sonno
        o nelle indecisioni del risveglio,
mondo, quando più sono indifesa,
è inutile la tua tracotanza,
superflua vanagloria
              soverchiarmi
con la tua galloria.
Perché invece non mi chiami
e te fraternamente?
questo infatti siamo
tu ed io, riconoscilo,
fratelli geminiani
da sempre concresciuti
in grazia e in dolore.
Perché non s'addormenti
il creato? e la creazione abbia luogo?
abbia fuoco? Sì, per questo.


**


Ancora un po' assonnata
lei alza la serranda
ed ecco le si empie
d'oro e d'aria
opalescente il vaso
della stanza. Oh mattino,
oh celeste tracotanza,
non travolgermi, non prendermi
di forza, non sono ancora pronta -
pensa e intanto lo sussurra
alla sua malsicura riluttanza -
                              ti si oppone
il greve e l'ombra
della mia opacità
che la notte non ha arso
e il risveglio non ha sperso.
Ti prego, giorno nuovo,
vieni, ma vieni lentamente,
entra lentamente nella sostanza,
accendimi come una lampada,
così sarò votiva
come devo e come voglio
per te, per i miei simili,
per l'anima del mondo
che ci ospita, ci offende
e non poco ci conforta, noi sua parte.


MARIO LUZI - "Sotto specie umana" - Milano, Garzanti editore - Pagg.232 - Ediz. 1999

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lunedì, 12 dicembre 2005
 

BACHECA NUMERO NOVE

 

"Gli uccelli"

Si dividono l'aria
gli uccelli tra loro, d'inverno
e a primavera luci e brame
sulle ali portando.
Ciò che vedono e soffrono
nel tumulto dei venti,
più delle porte fangose
a lungo stridendo, agli uccelli
sulla soglia della notte gli uccelli
soavi e precisi raccontano.

 

"Nu ce abbasta"

Me fotte 'notte, me gnotte,
'a sete me guverna, 'famma
me tène comme a na mamma,
sbàtteno 'i ffoglie attuorno, quanno
stò p'ascì 'u sole sghizzano 'i vvoglie,
'ncopp' 'i ttàvule 'i ponte se scapizza
vierno c' 'a povere attizza -stò ccò
'u scuorno r' 'a vita ma niente ce può fò -,
ll' ossa meje se 'mporpano r' 'a lutàmma
'i ll'imberno, tu nun sì pe' me
ll'ùrdemo scuoglio, ammagare putesse
'u mare squagliò 'i nomme nuoste
annure - è chisto 'u meglio cadò
ca ce fò 'a morte ma nun ce abbasta -,
'i stelle mò mò accumparute forze
ponno stutò sti 'imbruoglie?

 

MICHELE SOVENTE - Da "Dopo la lirica (poeti dal 1960 al 2000" a cura di Enrico Testa, Einaudi, Torino, 2005

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giovedì, 08 dicembre 2005
 

BACHECA NUMERO OTTO


Sto rifacendo la punta al pensiero,
come se il filo fosse logoro
e il segno divenuto opaco.
Gli occhi si consumano come matite
e la sera disegnano sul cervello
figure appena sgrossate e confuse.
Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto,
gli oggetti si nascondono:
è come se parlassero per enigmi continui
ed ogni sguardo obbligasse
la mente a tradurre.
La miopia si fa quindi poesia,
dovendosi avvicinare al mondo
per separarlo dalla luce.
Anche il tempo subisce questo rallentamento:
i gesti si perdono, i saluti non vengono colti.
L'unica cosa che si profila nitida
è la prodigiosa difficoltà della visione.


***


C'è silenzio tra una pagina e l'altra.
La lunga distesa della terra fino al bosco
dove l'ombra raccolta
si sottrae al giorno,
dove le notti spuntano
separate e preziose
come frutta sui rami.
In questo delirio
luminoso e geografico
io non so ancora
se essere il paese che attraverso
o il viaggio che vi compio.

VALERIO MAGRELLI - "Ora serrata retinae" - Feltrinelli, 1980.

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domenica, 04 dicembre 2005
 

BACHECA NUMERO SETTE


I                                                                           II

IL NEMICO                                 

Ampia e fosca è la lotta                                  Le case guardate
vasto il nemico                                                 il loro silenzio violento
fumo appiccicoso sulla faccia                       dietro le tende
gli angeli non vedono                                     lager nelle famiglie
siamo rimasti noi                                              le luci quadrate malate
                                                                           sai cosa fanno quelle ombre
nemico enorme che tutto abbraccia             di un'aria che hanno fatto di vetro
i figli della luce a terra                                    gli spettri intuiti davanti
fiammelle fragili fatte fuori                             ai bagliori azzurrini
piccolo debole popolo                                   nell'asma della serata
di senso e di lavoro                                        sai come rinunciano
                                                                           al tutto che sono?
nei sottopassaggi, nelle cripte                      Si cercano dentro
e buche e nascondigli                                    uno schermo ...
nelle scatole in cui vive
dal centro di neon
alle periferie di cubi

nelle guerre incomprensibili
nella povera Europa
fa' nascere un popolo di lavoro
tu, pieno di nomi
e di pace.

***

GIANFRANCO LAURETANO - "Occorreva che nascessi" - MARIETTI 1820 - Pagine 121 - 1^ ediz.2005

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mercoledì, 30 novembre 2005
 

BACHECA NUMERO SEI


Tutto lo ieri del mondo
non ha più di dieci anni;
la foglia del geranio, per esempio,
il verde percorso dei tuoi occhi
rotti sul prato infrequente di una vita
nella quale solo le donne
cantavano coplas di vizi
perfettamente confessabili;
donne che ricamavano fazzoletti e scrivevano
poesie disperate e giuravano
di non innamorarsi mai più.

Tutto è stato sempre dieci anni fa.
Quello del cinismo è un lungo apprendistato,
ma ti abitua a morire.
Anche così, con tutto ciò che sai sei solo
se non pensi alla morte;
e il tempo?

Allora c'era più polvere nell'asfalto,
più acqua che specchi, è sicuro,
e la luce doveva alla pietra
il riflesso che oggi le manca.

Tutto è chiaro ed è vano.
Ci sono solo ultimi viaggi,
e inizi
e un finale.

Allora,
perché un orologio se sei naufragato,
e perché l'isola del tesoro,
se nessuna nave potrà in direzione della tua sconfitta.


JORDI VIRALLONGA - "Cronache d'usura" - a cura di Gaetano Longo - Campanotto editore - pagg.98 - 1^ ediz.1999


INFORMAZIONE: Jordi Virallonga è nato a Barcellona l'ultimo giorno di primavera del 1955. E' stato lettore di spagnolo in due università italiane ed attualmente è cattedratico di Filologia Spagnola presso la Facoltà di Educazione e Comunicazione dell'Università di Barcellona. E' traduttore di versi dall'italiano, dal portoghese e dal francese.

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lunedì, 28 novembre 2005
 

BACHECA NUMERO CINQUE - (sez. Ante Novecento)

 

VENTO NOTTURNO

In una calda mezzanotte d'estate,

Una luna sgombra di nubi splendeva

Attraverso la finestra aperta del salotto

E tra i roseti bagnati di rugiada.

   Sedevo assorta nel silenzio,

   Mentre il vento mi ondulava i capelli,

   Dicendo che il Cielo era glorioso,

   Che la Terra addormentata era bella.

Non avevo bisogno che il suo respiro

Portasse a me tali pensieri,

E tuttavia mi bisbigliava piano,

"Come saranno scuri i boschi!!

   "Nel mio mormorio, le folte fronde

   Stanno frusciando come un sogno

   E tutta la miriade delle loro voci

   Sembra infusa di spirito."

Diss'io, "Va', gentile cantore,

La tua dolce voce è amabile,

Ma non credere che la musica

Possa penetrarmi il cuore.

   "Gioca con fiori profumati,

   Con flessuosi rami dei giovani alberi,

   E lascia che le mie umane sensazioni

   Seguano il loro corso."

Ma l'errante non mi dava ascolto;

il suo bacio diventava più caldo

"Oh, vieni", sospirò dolcemente,

"Ti vincerò contro il tuo volere.

   "Non siamo stati forse amici dall'infanzia?

   Non ti ho amata io da lungo tempo,

   Da quando tu hai amato la notte

   Il cui silenzio desta il mio canto?

   "E quando il tuo cuore riposerà,

   Giacendo sotto una fredda lapide,

   Avrò tutto il tempo per rimpiangerti

   E tu per restare sola."

EMILY BRONTË - "Emily, Charlotte, Anne Brontë" : POESIE" - Edizioni RIPOSTES - 1989

 

 

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giovedì, 24 novembre 2005
 

BACHECA NUMERO QUATTRO


Farmacologia e algologia permettono il con-
     trollo del dolore anche e soprattutto nel
paziente inguaribile, eliminando o riducendo
gli effetti collaterali che da sempre spaventa-
no il medico: depressione respiratoria e tossi-
                             codipendenza.

**

Strappa questo orizzonte
che ci frana addosso e ci ferisce
troppo vicino acuminato
sottile esplora
intessuto d'aghi nel corpo confitto
ora terra di conquista.
Apri anche l'orizzonte ai cieli appeso
e non illuderci
aprilo e guarda dentro
guarda per noi finché un altro
orizzonte s'avventi
pensoso ...

    Arrenditi ...
    ... riposa ...

Se non potrò scegliere fallo per me
scegli l'amore in giusta dose
al tempo giusto
una vera profonda
in verità ti prego scegli dunque.
e fanne tempio.


STEFANIA GRASSO - "Morfina ultima dea" - Edizioni Lepisma, Roma - pagg. 149 - anno ediz.2005

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