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mercoledì, 28 dicembre 2005
BACHECA NUMERO DODICI
Mi sentivo buttata in te
come una pianta nella terra
mi fermavo al tatto di brevi scosse
avevo intercettato grattacieli d'aria
sguardi spaventati come code
avvolgevi anche me.
Era la prima volta che toglievo
le mani dalle ombre
una cosa infantile ...
Un getto d'acqua spinge
non posso più rimanere.
Il mio cuore non batte i pugni quando piange
è un piccolo fagotto di cane.
FRANCESCA SERRAGNOLI - "Il fianco dove appoggiare un figlio" - Pref.di Giovanna Sicari - RE ENZO Editrice - pp.60 - Ediz. 2003
martedì, 27 dicembre 2005
AVVISO : SI AVVERTONO I FREQUENTATORI DI QUESTO BLOG CHE LA BACHECA POETICA, A PARTIRE DAL PRIMO GENNAIO 2006, SI TRASFERIRA' SUL BLOG "LA COSTRUZIONE DEL VERSO & ALTRE COSE". QUESTO SPAZIO RIMARRA' INATTIVO PER CIRCA DUE MESI, OVVERO FINO AL GIORNO IN CUI SULLA "COSTRUZIONE" RICOMINCERANNO LE CONSUETE RUBRICHE. DA QUELLA DATA IN POI, LA BACHECA TORNERA' REGOLARMENTE SU "L'OPINIONE DEL MARE".
GRAZIE A TUTTI PER IL TEMPO DEDICATO A QUEST'ANGOLO DI POESIA.
DOMANI VERRA' POSTATA LA BACHECA NUMERO DODICI
giovedì, 22 dicembre 2005
BACHECA NUMERO UNDICI
"Sulla morte senza esagerare"
Non si intende di scherzi, stelle, ponti, tessitura, miniere, lavoro dei campi, costruzioni di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani intromette la sua ultima parola a sproposito.
Non sa fare neppure ciò che attiene al suo mestiere: né scavare una fossa, né mettere insieme una bara né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere, lo fa in modo maldestro, senza metodo né abilità. Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi, ma quante disfatte, colpi a vuoto e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza di far cadere una mosca in volo. Più d'un bruco la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli, antenne, pinne, trachee, piumaggi nuziali e pelame invernale testimoniano i ritardi nel suo gravoso lavoro.
La cattiva volontà non basta e anche il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova. Crescono gli scheletri dei neonati. Dai semi spuntano le prime due foglioline, e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
Chi ne afferma l'onnipotenza, egli stesso è la prova vivente che essa onnipotente non è.
Non c'è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale.
La morte è sempre in ritardo di quell'attimo.
Invano scuote la maniglia d'una porta invisibile. A nessuno può sottrarre il tempo raggiunto.
WISLAWA SZYMBORSKA - "25 poesie" - I Miti Mondadori - pp.63
giovedì, 15 dicembre 2005
BACHECA NUMERO DIECI
(Eva)
Oh non così, non come vecchio padre incestuoso, ti prego non toccarmi, non penetrarmi d'astuzia e di sorpresa nel sonno o nelle indecisioni del risveglio, mondo, quando più sono indifesa, è inutile la tua tracotanza, superflua vanagloria soverchiarmi con la tua galloria. Perché invece non mi chiami e te fraternamente? questo infatti siamo tu ed io, riconoscilo, fratelli geminiani da sempre concresciuti in grazia e in dolore. Perché non s'addormenti il creato? e la creazione abbia luogo? abbia fuoco? Sì, per questo.
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Ancora un po' assonnata lei alza la serranda ed ecco le si empie d'oro e d'aria opalescente il vaso della stanza. Oh mattino, oh celeste tracotanza, non travolgermi, non prendermi di forza, non sono ancora pronta - pensa e intanto lo sussurra alla sua malsicura riluttanza - ti si oppone il greve e l'ombra della mia opacità che la notte non ha arso e il risveglio non ha sperso. Ti prego, giorno nuovo, vieni, ma vieni lentamente, entra lentamente nella sostanza, accendimi come una lampada, così sarò votiva come devo e come voglio per te, per i miei simili, per l'anima del mondo che ci ospita, ci offende e non poco ci conforta, noi sua parte.
MARIO LUZI - "Sotto specie umana" - Milano, Garzanti editore - Pagg.232 - Ediz. 1999
lunedì, 12 dicembre 2005
BACHECA NUMERO NOVE
"Gli uccelli"
Si dividono l'aria gli uccelli tra loro, d'inverno e a primavera luci e brame sulle ali portando. Ciò che vedono e soffrono nel tumulto dei venti, più delle porte fangose a lungo stridendo, agli uccelli sulla soglia della notte gli uccelli soavi e precisi raccontano.
"Nu ce abbasta"
Me fotte 'notte, me gnotte, 'a sete me guverna, 'famma me tène comme a na mamma, sbàtteno 'i ffoglie attuorno, quanno stò p'ascì 'u sole sghizzano 'i vvoglie, 'ncopp' 'i ttàvule 'i ponte se scapizza vierno c' 'a povere attizza -stò ccò 'u scuorno r' 'a vita ma niente ce può fò -, ll' ossa meje se 'mporpano r' 'a lutàmma 'i ll'imberno, tu nun sì pe' me ll'ùrdemo scuoglio, ammagare putesse 'u mare squagliò 'i nomme nuoste annure - è chisto 'u meglio cadò ca ce fò 'a morte ma nun ce abbasta -, 'i stelle mò mò accumparute forze ponno stutò sti 'imbruoglie?
MICHELE SOVENTE - Da "Dopo la lirica (poeti dal 1960 al 2000" a cura di Enrico Testa, Einaudi, Torino, 2005
giovedì, 08 dicembre 2005
BACHECA NUMERO OTTO
Sto rifacendo la punta al pensiero, come se il filo fosse logoro e il segno divenuto opaco. Gli occhi si consumano come matite e la sera disegnano sul cervello figure appena sgrossate e confuse. Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto, gli oggetti si nascondono: è come se parlassero per enigmi continui ed ogni sguardo obbligasse la mente a tradurre. La miopia si fa quindi poesia, dovendosi avvicinare al mondo per separarlo dalla luce. Anche il tempo subisce questo rallentamento: i gesti si perdono, i saluti non vengono colti. L'unica cosa che si profila nitida è la prodigiosa difficoltà della visione.
***
C'è silenzio tra una pagina e l'altra. La lunga distesa della terra fino al bosco dove l'ombra raccolta si sottrae al giorno, dove le notti spuntano separate e preziose come frutta sui rami. In questo delirio luminoso e geografico io non so ancora se essere il paese che attraverso o il viaggio che vi compio.
VALERIO MAGRELLI - "Ora serrata retinae" - Feltrinelli, 1980.
domenica, 04 dicembre 2005
BACHECA NUMERO SETTE
I II
IL NEMICO
Ampia e fosca è la lotta Le case guardate vasto il nemico il loro silenzio violento fumo appiccicoso sulla faccia dietro le tende gli angeli non vedono lager nelle famiglie siamo rimasti noi le luci quadrate malate sai cosa fanno quelle ombre nemico enorme che tutto abbraccia di un'aria che hanno fatto di vetro i figli della luce a terra gli spettri intuiti davanti fiammelle fragili fatte fuori ai bagliori azzurrini piccolo debole popolo nell'asma della serata di senso e di lavoro sai come rinunciano al tutto che sono? nei sottopassaggi, nelle cripte Si cercano dentro e buche e nascondigli uno schermo ... nelle scatole in cui vive dal centro di neon alle periferie di cubi
nelle guerre incomprensibili nella povera Europa fa' nascere un popolo di lavoro tu, pieno di nomi e di pace.
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GIANFRANCO LAURETANO - "Occorreva che nascessi" - MARIETTI 1820 - Pagine 121 - 1^ ediz.2005
mercoledì, 30 novembre 2005
BACHECA NUMERO SEI
Tutto lo ieri del mondo non ha più di dieci anni; la foglia del geranio, per esempio, il verde percorso dei tuoi occhi rotti sul prato infrequente di una vita nella quale solo le donne cantavano coplas di vizi perfettamente confessabili; donne che ricamavano fazzoletti e scrivevano poesie disperate e giuravano di non innamorarsi mai più.
Tutto è stato sempre dieci anni fa. Quello del cinismo è un lungo apprendistato, ma ti abitua a morire. Anche così, con tutto ciò che sai sei solo se non pensi alla morte; e il tempo?
Allora c'era più polvere nell'asfalto, più acqua che specchi, è sicuro, e la luce doveva alla pietra il riflesso che oggi le manca.
Tutto è chiaro ed è vano. Ci sono solo ultimi viaggi, e inizi e un finale.
Allora, perché un orologio se sei naufragato, e perché l'isola del tesoro, se nessuna nave potrà in direzione della tua sconfitta.
JORDI VIRALLONGA - "Cronache d'usura" - a cura di Gaetano Longo - Campanotto editore - pagg.98 - 1^ ediz.1999
INFORMAZIONE: Jordi Virallonga è nato a Barcellona l'ultimo giorno di primavera del 1955. E' stato lettore di spagnolo in due università italiane ed attualmente è cattedratico di Filologia Spagnola presso la Facoltà di Educazione e Comunicazione dell'Università di Barcellona. E' traduttore di versi dall'italiano, dal portoghese e dal francese.
lunedì, 28 novembre 2005
BACHECA NUMERO CINQUE - (sez. Ante Novecento)
VENTO NOTTURNO
In una calda mezzanotte d'estate,
Una luna sgombra di nubi splendeva
Attraverso la finestra aperta del salotto
E tra i roseti bagnati di rugiada.
Sedevo assorta nel silenzio,
Mentre il vento mi ondulava i capelli,
Dicendo che il Cielo era glorioso,
Che la Terra addormentata era bella.
Non avevo bisogno che il suo respiro
Portasse a me tali pensieri,
E tuttavia mi bisbigliava piano,
"Come saranno scuri i boschi!!
"Nel mio mormorio, le folte fronde
Stanno frusciando come un sogno
E tutta la miriade delle loro voci
Sembra infusa di spirito."
Diss'io, "Va', gentile cantore,
La tua dolce voce è amabile,
Ma non credere che la musica
Possa penetrarmi il cuore.
"Gioca con fiori profumati,
Con flessuosi rami dei giovani alberi,
E lascia che le mie umane sensazioni
Seguano il loro corso."
Ma l'errante non mi dava ascolto;
il suo bacio diventava più caldo
"Oh, vieni", sospirò dolcemente,
"Ti vincerò contro il tuo volere.
"Non siamo stati forse amici dall'infanzia?
Non ti ho amata io da lungo tempo,
Da quando tu hai amato la notte
Il cui silenzio desta il mio canto?
"E quando il tuo cuore riposerà,
Giacendo sotto una fredda lapide,
Avrò tutto il tempo per rimpiangerti
E tu per restare sola."
EMILY BRONTË - "Emily, Charlotte, Anne Brontë" : POESIE" - Edizioni RIPOSTES - 1989
giovedì, 24 novembre 2005
BACHECA NUMERO QUATTRO
Farmacologia e algologia permettono il con- trollo del dolore anche e soprattutto nel paziente inguaribile, eliminando o riducendo gli effetti collaterali che da sempre spaventa- no il medico: depressione respiratoria e tossi- codipendenza.
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Strappa questo orizzonte che ci frana addosso e ci ferisce troppo vicino acuminato sottile esplora intessuto d'aghi nel corpo confitto ora terra di conquista. Apri anche l'orizzonte ai cieli appeso e non illuderci aprilo e guarda dentro guarda per noi finché un altro orizzonte s'avventi pensoso ...
Arrenditi ... ... riposa ...
Se non potrò scegliere fallo per me scegli l'amore in giusta dose al tempo giusto una vera profonda in verità ti prego scegli dunque. e fanne tempio.
STEFANIA GRASSO - "Morfina ultima dea" - Edizioni Lepisma, Roma - pagg. 149 - anno ediz.2005
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